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MUSICA JAZZ

4/95 · DISCHI SCELTI


"EL CHICO" BALLA (DA SOLO) CON I TAMBURI

CHICO HAMILTON: "Dancing To A Different Drummer" (Soul Note 121-291-2.) Distr. I.R.D.

Giunto alla rispettabile eta di 72 anni, Chico Hamilton ha inciso una sorta di autobiografia in musica, con un disco per sole percussioni in cui delinea la propria storia, il proprio carattere, la propria filosofia musicale. Come farebbe un poeta o un pittore, egli racconta alcuni momenti della sua vicenda artistica, scruta nello specchio per restituirci un ritratto che dica molto piu dei segni utilizzati.

La narrazione avviene attraverso la voce dello stesso protagonista, che racconta il suo primo impatto significativo con la musica, nel brano In the Beginning: "Avevo otto anni quando mia madre mi porto ad ascoltare Duke Ellington e la sua famosa orchestra al Paramount Theater di Los Angeles e per la prima volta nella mia vita vidi Sonny Greer. Non avevo mai visto qualcosa di simile, cosi tanti tamburi, piu tamburi che in un negozio di batterie". Apprendiamo cosi che in quella occasione maturo in Chico co la decisione di dedicarsi alla musica, alla batteria, attraverso la profonda ammirazione per quell'uomo circondato da tamburi, i cui gesti creavano un sound diverso ogni volta che toccavano qualcosa.

Nel corso del disco incontriamo un omaggio all'altro grane maestro di Hamilton, Jo Jones (con il quale il batterista si perfeziono), il brano Mr. Jo Jones basato sulla classica pulsazione dello high-hat , che attraverso la reiterazione acquista lo spessore e la forza generatrice dell'archetipo. Hamilton interpreta quella pulsazione in modo profondo, rilassato, dinamico, ineluttabile. Anche la filosofia del batterista viene enunciata a chiare lettere, nel brano Universal Language Of Man, dove Hamilton ci ricorda che il linguaggio universale dell'uomo non e l'aspetto melodico della musica, come comunemente si ritiene, ma la pulsazione cardiaca, il beat. "Tutti abbiamo un cuore, alcuni cuori pulsano e altri no, ma tutti noi abbiamo un cuore". Segue la personale pulsazione del batterista, un morbidissimo impasto di piatti scintillanti e pelli cupe, un beat danzante, mai forzato, con differenziazioni dinamiche sottili e un respiro ampio, sereno. Il disco si dipana esplorando nei vari il carattere delle componenti percussive, i piatti, il rullante, i timpani, e in questo senso puo ricordare l'approccio analitico di Max Roach. Ma la personalita di Hamilton e ben lontana dal rigore formale di Roach, le sue costruzioni cercano la musicalita intesa come canto libero, contrasto fra i colori, sensualita della danza. Si mantengono distanti dalle simmetrie della struttura e a volte rifuggono anche la costrizione del beat regolare, per addenstrarsi nella dimensione nebulosa del sogno, dell'indistino crepuscolare. In Waltz Of The Mallets, ad esempio, non c'e nulla che possa far pensare al The Drum Also Waltzes di Roach, anche se non mancano le citazioni del classico brano in 3/4. In questo caso, nemmeno la rigida scansione ternaria viene rispettata, ma si scivola spesso nel tempo binario: quello che interessa e la resa espressiva, la musicalita, il passaggio magistralmente controllato de una suggestione all'altra, da un universo timbrico all'altro.

Il disco si impone cosi come bilancio una fruttuosa carriera, che negli ultimi tempi si e fatta un po'troppo trascinare de un'attenzione non sempre motivata alle tendenze piu attuali, ma che resta caratterizzata da grande maestria espressiva, sensibilita poetica e musicalita.

Giuseppe Segala

Reprinted by permission of Musica Jazz




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